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DOPO IL FANGO, L’ASSOLUZIONE DI MANIACI

RIBELLIONE CIVILE CALABRESE? PROVIAMOCI!

di Giuseppe Teri, giornalista, docente, formatore, attivista antimafia

29-04-2021

Accuse infondate, gridate su tutti i giornali, telejato azzerata, i giovani giornalisti della Tv dispersi e ora tutti tacciono sulla piena assoluzione di Pino Maniaci. Il metodo di creare un polverone, per eliminare le voci scomode, ormai è diventato prassi. È un metodo che viene usato da anni. Avviene da tempo in Sicilia come in tante occasioni.
In Calabria è prassi normale che se c’è un sindaco, un amministratore, un esponente della società civile, un commerciante che si rifiuta di pagare o di ossequiare in silenzio il potere pervasivo della ‘Ndrangheta viene messo , in qualche modo, in cattiva luce e attirato in qualche trappola...
Se invece resiste o riesce a rimanere al suo posto viene processato con accuse pretestuose che distruggono il suo operato positivo (modello Riace), come per Mimmo lucano, o viene ucciso, come il sindaco pescatore, irriducibile ambientalista d Pollica , Angelo Vassallo o la consigliera comunale Renata Fonte al cui sacrificio dobbiamo l’oasi pugliese di Porto Selvaggio. In questi giorni si cerca di creare in Calabria e in tutta Italia, uno specchietto per le allodole, la disputa “Gratteri si, Gratteri no, ma il vero scopo è nascondere la realtà del sistema di potere della ‘Ndrangheta, potere totalizzante, dominante al quale niente si sottrae, se non con una aperta ribellione!