DAVVERO CAMBIA QUALCOSA CON DRAGHI?

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COL GOMITO NEL PIATTO

di Franz Di Maggio, coordinatore politico nazionale "Adesso"

25-02-2021

Un'antica espressione portoghese, che ho mutuato dal maestro José Saramago, sta a indicare l'imbarazzo che sorprende l'uomo distratto, quando – distrattamente, appunto – preso dalla lettura di un articolo di giornale (o da un'altra più leggera distrazione, chissà), l'uomo in questione avrà inopinatamente appoggiato il gomito nella zuppa fumante, danneggiando – tra le risate degli astanti – la propria giacca.
Dunque, questa divertente (non per il povero distratto, ovviamente) prolusione, simboleggia bene, a mio parere, la situazione che si è creata tra i sostenitori della santificazione o mitizzazione del solutore di tutti gli italici e italioti problemi, dopo le prime mosse, che avevamo peraltro previsto con la ormai consueta visione critica. Non perché non ci vada mai bene niente, ma per equità. Se i molti errori commessi dal governo Conte dalla fase due in poi del covid hanno portato al suo collasso, non si può dire che Draghi abbia iniziato col piede giusto. Sempre dal punto di vista di chi chiedeva il “governo dei migliori”: ci sembra un risultato ben misero.
Un palese “gomito nella zuppa fumante” è stata la nomina di ministri e peggio ancora sottosegretari che rappresentano, in molti casi, la peggior continuità possibile col passato prossimo e remoto.
Avevamo detto che questo governo avrebbe garantito l'ordinaria straordinaria amministrazione delle emergenze, vaccinazioni e recovery plan? Questo farà, togliendo le tende in tempo per consentire a Draghi di salire al Colle, questa volta prendendo il posto di Mattarella. O forse no.
Per i più maligni (“a pensar male” di andreottiana memoria) “nessuno voleva rinunciare alla fetta di torta”. Vedesi la corsa per entrare in ministeri chiave: transizione ecologica, sviluppo economico, infrastrutture. Indubbiamente i politicanti di destra e sinistra non avranno grandi competenze, ma grande fame, sì. E, badate bene, non è che urlando allo scandalo dell'entrata dei vari Brunetta, Gelmini ecc. ecc. che ci si sente di sinistra. Così come non è insultando Giorgia Meloni che si fa bella figura. Anzi. Ci si mette sul loro stesso piano. E ho letto persino insulti al maestro Moni Ovadia che ha avuto il coraggio di distinguersi dalla canea a sostegno del delirante professore senese. Per favore, se non siete membri onorari dell'asilo Mariuccia, non rispondete come sempre, Ma anche Salvini ha insultato. Anche la Meloni. Parliamoci chiaro, con certi metodi si costruisce un regime, non una democrazia. Non si costruisce niente, proprio niente, con la sola protesta. Ci vuole la proposta. Da un anno andiamo cercando la ragione della donna e dell'uomo con la lampada di Diogene di Sinope. Ma vaghiamo nelle tenebre dell'odio. Con qualche speranza, perché qualche luce si è accesa e si sta accendendo, partendo dalla Calabria. L'accoglienza, un abbraccio, un sorriso, sono più disarmanti di mille insulti, anche se non ottengono un risultato immediato. Impariamolo. Insieme. Adesso.