LE (BUONE?) RAGIONI PER BLANDIRE IL “SULTANO ROSSO”

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ERDOGAN E LA POLTRONA MANCANTE

di Franz Di Maggio, coordinatore politico nazionale "Adesso"

09-04-2021

Se la mossa davvero poco rispettosa da parte di Erdogan nei confronti di Ursula Van Der Leyen ha suscitato un’onda di viva indignazione, personalmente, come buon conoscitore di “cose turche” non mi ha destato alcuna sorpresa.
Tutti sanno che la mia totale consonanza ideologica e l’infinito affetto che mi lega a Hrant Dink, giornalista turco di origine armena barbaramente assassinato nel 2007 dallo “stato profondo”, quella miscela esplosiva e terribile coperta da estremismo islamico ma in realtà composta da servizi segreti deviati, bande fasciste come i “lupi grigi” e criminalità comune collusa coi poteri forti del paese mediorientale.
Hrant Dink sosteneva l’uscita dalla questione del riconoscimento del genocidio armeno da parte dei turchi (dopo cent’anni i politici turchi si ostinano a far finta di nulla, anzi tentano assurdi ribaltamenti della verità storicamente appurata) attraverso il dialogo tra le nuove generazioni di vicini (turchi e armeni), puntando sulla corretta informazione contro la continua distorsione storica operata dal potere turco.
Il problema – come dice il mio amico console armeno a Milano, Pietro Kuciukian, sta nel manico. Cioè: mentre in Germania dopo Hitler vi è stata una profonda discontinuità sia nel merito (passaggio dalla dittatura alla democrazia) che nelle figure dei governanti, in Turchia dopo l’uscita di scena dei “Giovani Turchi” non vi è stata discontinuità.
La radice del gesto di Erdogan sta in questo. E la mancata conoscenza della storia turca dalla fine dell’impero ottomano in poi, porta a evidenti errori di valutazione.
In parte, la laicizzazione operata dagli anni ‘20 del secolo scorso da Kemal Ataturk ha “sviato” lo sguardo dai crimini commessi da Abdul Ahmid, il sultano rosso, autore del primo genocidio armeno, e ben peggiori di quelli del trio dei giovani turchi. Ma una reale discontinuità non vi è stata. E il processo di laicizzazione ha solo coperto con la cenere la brace del più bieco nazionalismo, risorto senza alcun miracolo dalle posizioni prima militariste delle dittature di fine secolo scorso a quelle più islamiste di Erdogan (che peraltro annullano gran parte del processo di laicizzazione voluto da Ataturk).
Consiglierei infine a chi si indigna (giustamente) per il gesto diplomaticamente scorretto nei confronti della presidente della commissione europea, di impegnarsi a favore della libertà di pensiero e di espressione delle donne e delle minoranze in Turchia.
Perché il gesto nei confronti di una “potente” è una carezza in confronto al massacro e alle violenze subite da milioni di donne, anziani e bambini, ad opera di Erdogan e compagnia nell’area abitata da curdi e yezidi.
Se quel gesto servirà a scoprire il volto dietro quale si nasconde la maschera del personaggio che consente all’Europa di dormire sonni (quasi) tranquilli in quanto ben prezzolato si tiene gli indesiderabili rifugiati da Siria, Afghanistan, Kirghizistan ecc. ci auguriamo possa servire. Almeno a evitare che un Giggino qualsiasi stringa altre mani insanguinate e stringa accordi che solo commercialmente possono essere un vantaggio. Alla faccia della umanità. E della nostra Costituzione.