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RICETTE PER LA CALABRIA

GESTIONE FORESTALE SOSTENIBILE

di Patrizio Dolcini, consigliere nazionale "Adesso"

24-02-2021

La Calabria è quasi sempre agli 𝐮𝐥𝐭𝐢𝐦𝐢 𝐩𝐨𝐬𝐭𝐢 a livello nazionale per gli indici di 𝐛𝐞𝐧𝐞𝐬𝐬𝐞𝐫𝐞 sociale e per quelli inerenti all’ambiente. Si scontano anni di mancate politiche d’indirizzo e di interventi spesso clientelari, se non peggio.
Occorre pertanto una 𝐭𝐞𝐫𝐚𝐩𝐢𝐚 𝐝’𝐮𝐫𝐭𝐨. Terapia d’urto che significa intervenire su due livelli: la gestione e successivamente gli impianti e le infrastrutture.
Provo a fare un semplice esempio.
Una 𝐫𝐢𝐜𝐜𝐡𝐞𝐳𝐳𝐚 potenziale in Calabria è data dalle 𝐟𝐨𝐫𝐞𝐬𝐭𝐞. Col 67% la Calabria è fra le Regioni con il più alto coefficiente di copertura arborea, considerando anche frutteti, uliveti e alberi simili. L’obbiettivo può quindi essere la 𝐠𝐞𝐬𝐭𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐟𝐨𝐫𝐞𝐬𝐭𝐚𝐥𝐞 𝐬𝐨𝐬𝐭𝐞𝐧𝐢𝐛𝐢𝐥𝐞.
Che cosa è la gestione forestale sostenibile?
Secondo la definizione di Forest Europe e adottata dall'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura (FAO) è "La gestione e l'uso delle foreste e dei terreni forestali in un modo e ad un ritmo che 𝐦𝐚𝐧𝐭𝐞𝐧𝐠𝐚𝐧𝐨 𝐥𝐚 𝐥𝐨𝐫𝐨 𝐛𝐢𝐨𝐝𝐢𝐯𝐞𝐫𝐬𝐢𝐭𝐚̀, 𝐩𝐫𝐨𝐝𝐮𝐭𝐭𝐢𝐯𝐢𝐭𝐚̀, 𝐜𝐚𝐩𝐚𝐜𝐢𝐭𝐚̀ 𝐝𝐢 𝐫𝐢𝐠𝐞𝐧𝐞𝐫𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞, 𝐯𝐢𝐭𝐚𝐥𝐢𝐭𝐚̀ e il loro potenziale per svolgere, ora e in futuro, le loro funzioni ecologiche, economiche e sociali, a livello locale, nazionale e globale e che non provochino danni ad altri ecosistemi. Inoltre "La gestione sostenibile delle foreste crea risultati socialmente giusti, ecologicamente solidi ed economicamente validi: i tre 𝐩𝐢𝐥𝐚𝐬𝐭𝐫𝐢 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐬𝐨𝐬𝐭𝐞𝐧𝐢𝐛𝐢𝐥𝐢𝐭𝐚̀.
I 𝐫𝐞𝐪𝐮𝐢𝐬𝐢𝐭𝐢 𝐧𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐢 per la gestione sostenibile delle foreste devono includere quanto segue:
- mantenimento, conservazione e valorizzazione della 𝐛𝐢𝐨𝐝𝐢𝐯𝐞𝐫𝐬𝐢𝐭𝐚̀ degli ecosistemi;
- 𝐩𝐫𝐨𝐭𝐞𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 di aree forestali ecologicamente importanti;
- divieto di conversione di aree forestali;
- riconoscimento del consenso libero, preventivo e informato delle popolazioni;
- promozione della 𝐩𝐚𝐫𝐢𝐭𝐚̀ 𝐝𝐢 𝐠𝐞𝐧𝐞𝐫𝐞 e impegno per la parità di trattamento dei lavoratori;
- promozione della 𝐬𝐚𝐥𝐮𝐭𝐞 e del 𝐛𝐞𝐧𝐞𝐬𝐬𝐞𝐫𝐞 delle comunità forestali;
- rispetto dei 𝐝𝐢𝐫𝐢𝐭𝐭𝐢 𝐮𝐦𝐚𝐧𝐢 nelle operazioni forestali;
- rispetto delle molteplici funzioni delle foreste per la società;
- garantire la consultazione con le popolazioni locali, le comunità e altre parti interessate;
- rispetto dei diritti di proprietà e di possesso della terra nonché dei diritti tradizionali e delle tradizioni;
- rispetto di tutte le convenzioni fondamentali dell'ILO per i 𝐝𝐢𝐫𝐢𝐭𝐭𝐢 𝐝𝐞𝐢 𝐥𝐚𝐯𝐨𝐫𝐚𝐭𝐨𝐫𝐢;
- lavorare per passare dal salario minimo ai livelli salariali dignitosi;
- divieto di alberi geneticamente modificati e delle sostanze chimiche più pericolose;
- esclusione della certificazione delle piantagioni stabilite dalle conversioni, comprese le conversioni di terreni non forestali ecologicamente importanti (ad esempio torbiere);
- pratiche climatiche positive come la riduzione delle 𝐞𝐦𝐢𝐬𝐬𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐝𝐢 𝐠𝐚𝐬 a effetto serra nelle operazioni forestali.
Nella pratica quindi se quanto sopra rappresenta la gestione e genera quindi una 𝐩𝐨𝐥𝐢𝐭𝐢𝐜𝐚 𝐝’𝐢𝐧𝐝𝐢𝐫𝐢𝐳𝐳𝐨, ne conseguono le 𝐧𝐞𝐜𝐞𝐬𝐬𝐚𝐫𝐢𝐞 𝐢𝐧𝐟𝐫𝐚𝐬𝐭𝐫𝐮𝐭𝐭𝐮𝐫𝐞 ed i necessari impianti.
Quali? Innanzitutto si deve 𝐞𝐯𝐢𝐭𝐚𝐫𝐞 𝐥𝐚 𝐝𝐞𝐟𝐨𝐫𝐞𝐬𝐭𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 ma contemporaneamente creare le attività di manutenzione forestale che generano lavoro sostenibile sul territorio.
Cosa ne consegue? Una viabilità agro-silvo-pastorale adeguata ed impianti che 𝐯𝐚𝐥𝐨𝐫𝐢𝐳𝐳𝐚𝐧𝐨 la filiera forestale, coniugando creazione di lavoro e riduzione delle emissioni. Non è una utopia. Dalla pulizia del sottobosco si ottiene 𝐦𝐚𝐭𝐞𝐫𝐢𝐚𝐥𝐞 𝐩𝐫𝐞𝐳𝐢𝐨𝐬𝐨 per la produzione del bio-char, uno degli ammendanti naturali che aumentano e ripristinano il tenore di carbonio dei terreni oltre a molte altre proprietà. Dall’attività di sfoltimento si ottiene legname che può essere usato per la produzione di pellet certificato. Inoltre a livello locale, nelle aree montane con i residui legnosi si possono creare unità di teleriscaldamento , puntando sull’evoluzione della tecnica della 𝐩𝐢𝐫𝐨- 𝐠𝐚𝐬𝐬𝐢𝐟𝐢𝐜𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞. Il calore generato può alimentare le colture, totalmente o parzialmente in serra, di prodotti ortofrutticoli locali. Aggiungiamo naturalmente che la valorizzazione delle aree forestali produce 𝐚𝐭𝐭𝐢𝐯𝐢𝐭𝐚̀ 𝐭𝐮𝐫𝐢𝐬𝐭𝐢𝐜𝐡𝐞 sostenibili.
Consideriamo a latere anche le colture arboree perché al di là della produzione primaria ( frutta , olive ecc. ) producono una serie di scarti che devono trovare una valorizzazione. In questo caso le 𝐛𝐢𝐨𝐦𝐚𝐬𝐬𝐞 di risulta sono il “𝐦𝐨𝐭𝐨𝐫𝐞” per la creazione di 𝐛𝐢𝐨𝐠𝐚𝐬 𝐜𝐨𝐧𝐬𝐨𝐫𝐭𝐢𝐥𝐢 a livello territoriale . Il biogas serve a produrre energia e calore ma sottrae anche al ciclo dei rifiuti o a pratiche “improprie” biomasse altrimenti utilizzabili. Il 𝐝𝐢𝐠𝐞𝐬𝐭𝐚𝐭𝐨, cioè la parte “solida” di risulta, può essere infatti usato come 𝐚𝐦𝐦𝐞𝐧𝐝𝐚𝐧𝐭𝐞 𝐚𝐠𝐫𝐢𝐜𝐨𝐥𝐨 o per la produzione di compost riducendo l’uso di fertilizzanti.
Chiaramente sono suggestioni che devono trovare inquadramento nelle 𝐫𝐞𝐚𝐥𝐭𝐚̀ 𝐭𝐞𝐫𝐫𝐢𝐭𝐨𝐫𝐢𝐚𝐥𝐢, ma creano opportunità di 𝐫𝐢𝐥𝐚𝐧𝐜𝐢𝐨 ed inversione delle politiche di vero e proprio saccheggio del territorio. Questa è una via 𝐜𝐨𝐧𝐜𝐫𝐞𝐭𝐚 per una politica d’indirizzo 𝐚𝐝𝐞𝐠𝐮𝐚𝐭𝐚 che porti a 𝐫𝐢𝐬𝐮𝐥𝐭𝐚𝐭𝐢 economicamente e socialmente sostenibili. In altre parole la 𝐭𝐫𝐚𝐧𝐬𝐢𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐞𝐜𝐨𝐥𝐨𝐠𝐢𝐜𝐚.