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SFIDE PER IL FUTURO

TRANSIZIONE ECOLOGICA O GREENWASHING?

di Patrizio Dolcini, consigliere nazionale "Adesso"

14-02-2021

La 𝐜𝐨𝐧𝐯𝐞𝐫𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐞𝐜𝐨𝐥𝐨𝐠𝐢𝐜𝐚 potrà affermarsi soltanto se apparirà socialmente desiderabile diceva Alexander Langer , più di trent’anni fa.
Per qualche anno ( il rapporto Brundtland è del 1987) la formula magica dello "𝐬𝐯𝐢𝐥𝐮𝐩𝐩𝐨 𝐬𝐨𝐬𝐭𝐞𝐧𝐢𝐛𝐢𝐥𝐞" è sembrata essere la quadratura del cerchio così lungamente cercata. In assenza di politiche concrete man mano è scemata.
Per il periodo del Covid ha trionfato il termine 𝐫𝐞𝐬𝐢𝐥𝐢𝐞𝐧𝐳𝐚; altro termine svuotato di contenuto. La resilienza sarebbe la capacità di un'area, un ecosistema, una comunità di resistere ai colpi, di attutirne gli effetti devastanti, di ritornare al suo stato iniziale, dopo una perturbazione che l'ha allontanata da quello stato.
Troppo difficile per esser vera , soprattutto in 𝐚𝐬𝐬𝐞𝐧𝐳𝐚 di 𝐩𝐨𝐥𝐢𝐭𝐢𝐜𝐡𝐞 d’intervento 𝐦𝐢𝐫𝐚𝐭𝐞.
Ecco allora arrivare la formula della 𝐭𝐫𝐚𝐧𝐬𝐢𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐞𝐜𝐨𝐥𝐨𝐠𝐢𝐜𝐚: una magia o quasi , una formula taumaturgica .Transizione ecologica significa una 𝐬𝐨𝐜𝐢𝐞𝐭𝐚̀ 𝐝𝐢 𝐛𝐞𝐧𝐢 𝐜𝐨𝐦𝐮𝐧𝐢 𝐢𝐧 𝐜𝐮𝐢 𝐢𝐥 𝐜𝐫𝐞𝐝𝐢𝐭𝐨 𝐬𝐢𝐚 𝐜𝐨𝐧𝐬𝐢𝐝𝐞𝐫𝐚𝐭𝐨 𝐦𝐞𝐳𝐳𝐨 𝐞 𝐧𝐨𝐧 𝐟𝐢𝐧𝐞 𝐩𝐞𝐫 𝐫𝐞𝐚𝐥𝐢𝐳𝐳𝐚𝐫𝐞 𝐫𝐢𝐟𝐨𝐫𝐦𝐞 𝐚 𝐯𝐚𝐧𝐭𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨 𝐝𝐢 𝐭𝐮𝐭𝐭𝐢 𝐞 𝐛𝐞𝐧𝐞𝐟𝐢𝐜𝐡𝐞 𝐩𝐞𝐫 𝐥'𝐚𝐦𝐛𝐢𝐞𝐧𝐭𝐞 : rinnovamento termico degli edifici, cambi di prassi nella mobilità, tasse più alte per chi inquina, in pratica "un'economia sempre meno impattante “.
Ma l’applicazione pratica spesso sconta un retaggio del sistema socio-economico vigente e molti provvedimenti spacciati come ecologici in realtà rientrano normalmente a pieno titolo nella categoria “greenwashing“, un mimetismo in chiave verde di misure che in realtà non fanno bene all’ambiente.
Il primo atto del nuovo 𝐆𝐨𝐯𝐞𝐫𝐧𝐨 𝐃𝐫𝐚𝐠𝐡𝐢 sembra proprio andare in questa direzione. La rosa dei candidati per il Ministero della Transizione Ecologica competenti era ampia; la scelta è andata su 𝐂𝐢𝐧𝐠𝐨𝐥𝐚𝐧𝐢 , uomo di Finmeccanica , un curriculum da manager , vicino alla politica , poco attento a forme d’innovazione e transizione verso una nuova economia o verso l’ambiente .
Eppure ora , in epoca di Covid , la conversione o transizione ecologica appare socialmente desiderabile. Vi è una diversa consapevolezza del lavoro , vi è una 𝐧𝐞𝐜𝐞𝐬𝐬𝐢𝐭𝐚̀ 𝐝𝐢 𝐬𝐮𝐩𝐞𝐫𝐚𝐫𝐞 𝐥’𝐞𝐜𝐨𝐧𝐨𝐦𝐢𝐚 𝐜𝐥𝐚𝐬𝐬𝐢𝐜𝐚 , di creare nuove opportunità , di riconvertire le professioni e le fonti energetiche.
E la crisi climatica oltre alla crisi economica chiede e richiede 𝐩𝐨𝐥𝐢𝐭𝐢𝐜𝐡𝐞 𝐧𝐮𝐨𝐯𝐞.
L’economia circolare non è un’utopia , ma una realtà frenata da clientelismi atavici e da resistenze di chi resta legato a filoni e modelli produttivi obsoleti , che si pretendono immutabili.
Occorre invece “riorganizzare il nostro rapporto collettivo con il lavoro, con la terra , attribuendo ad essi lo statuto di beni comuni” , citando il francese Gael Giraud.
Per il lavoro significa attuare seriamente la 𝐑𝐞𝐬𝐩𝐨𝐧𝐬𝐚𝐛𝐢𝐥𝐢𝐭𝐚̀ 𝐒𝐨𝐜𝐢𝐚𝐥𝐞 𝐝’𝐈𝐦𝐩𝐫𝐞𝐬𝐚, mettendo in evidenza l’utilità sociale delle imprese .
Per la terra si potrebbe ampliare la “𝐝𝐞𝐥𝐞𝐠𝐚 𝐝𝐢 𝐬𝐞𝐫𝐯𝐢𝐳𝐢𝐨 𝐩𝐮𝐛𝐛𝐥𝐢𝐜𝐨” che, secondo la definizione fornita dall’ANCI (l’associazione dei comuni italiani), prevede la delega di gestione a privati, sotto il controllo della collettività locale.
Riuscirà Draghi a stupirci con la scelta di Cingolani ed ad andare in questa direzione? Vedremo , anche se la perplessità è notevole.
Sembra più una suddivisione dei fondi del Recovery Fund secondo un manuale Cencelli .
𝐂𝐞𝐫𝐭𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐬𝐞 𝐬𝐢 𝐫𝐢𝐯𝐞𝐥𝐚𝐬𝐬𝐞 𝐧𝐨𝐧 𝐮𝐧 𝐌𝐢𝐧𝐢𝐬𝐭𝐞𝐫𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐓𝐫𝐚𝐧𝐬𝐢𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐄𝐜𝐨𝐥𝐨𝐠𝐢𝐜𝐚 𝐦𝐚 𝐮𝐧 𝐌𝐢𝐧𝐢𝐬𝐭𝐞𝐫𝐨 𝐝𝐞𝐥 𝐆𝐫𝐞𝐞𝐧𝐰𝐚𝐬𝐡𝐢𝐧𝐠 , 𝐬𝐚𝐫𝐞𝐦𝐦𝐨 𝐝𝐢 𝐟𝐫𝐨𝐧𝐭𝐞 𝐚𝐝 𝐮𝐧𝐚 𝐞𝐧𝐧𝐞𝐬𝐢𝐦𝐚 𝐧𝐮𝐨𝐯𝐚 𝐩𝐫𝐞𝐬𝐚 𝐢𝐧 𝐠𝐢𝐫𝐨 𝐨𝐥𝐭𝐫𝐞 𝐚𝐝 𝐮𝐧𝐚 𝐮𝐥𝐭𝐞𝐫𝐢𝐨𝐫𝐞 𝐞 𝐩𝐞𝐬𝐚𝐧𝐭𝐞 𝐩𝐞𝐫𝐝𝐢𝐭𝐚 𝐝𝐢 𝐭𝐞𝐦𝐩𝐨 , 𝐜𝐡𝐞 𝐧𝐨𝐧 𝐩𝐨𝐬𝐬𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐩𝐞𝐫𝐦𝐞𝐭𝐭𝐞𝐫𝐜𝐢.