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UN PESO CHE GRAVA SUI RAGAZZI

DAD O NON DAD, LA SCUOLA HA PERSO

di Rossana Cetta, consigliere nazionale "Adesso"

06-03-2021

Per la forte incidenza della variante inglese Covid e per l’aumento esponenziale dei contagi (in Campania si contano duemilacinquecento casi al giorno), chiudono le scuole di ogni ordine e grado in quasi tutta l’Italia. Per la Campania è prevista zona rossa dalla settimana prossima e di conseguenza la chiusura delle scuole d’infanzia, elementari, medie e superiori, con grande disagio delle famiglie. Penso a quei genitori che dovendo lavorare o in smart working o fuori casa sono nella 𝐜𝐨𝐦𝐩𝐥𝐢𝐜𝐚𝐭𝐚 𝐬𝐢𝐭𝐮𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐝𝐨𝐯𝐞𝐫 𝐛𝐚𝐝𝐚𝐫𝐞 𝐚𝐢 𝐛𝐚𝐦𝐛𝐢𝐧𝐢 𝐞 𝐥𝐚𝐯𝐨𝐫𝐚𝐫𝐞 𝐧𝐞𝐥𝐥𝐨 𝐬𝐭𝐞𝐬𝐬𝐨 𝐭𝐞𝐦𝐩𝐨. Il problema scuola sta ricadendo in modo pesante sulla fascia di età compresa fra i 𝐭𝐫𝐞 𝐞 𝐢 𝐭𝐫𝐞𝐝𝐢𝐜𝐢 𝐚𝐧𝐧𝐢, ossia scuola d’infanzia e medie. Non riesco infatti ad immaginare come i bambini possano rimanere dietro un monitor per gran parte della mattinata, 𝐬𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐞𝐬𝐬𝐞𝐫𝐞 𝐬𝐞𝐠𝐮𝐢𝐭𝐢 𝐝𝐚 𝐮𝐧𝐚 𝐩𝐞𝐫𝐬𝐨𝐧𝐚 𝐚𝐜𝐜𝐚𝐧𝐭𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐥𝐢 𝐠𝐮𝐢𝐝𝐢 e li porti per mano verso l’acquisizione della pratica della scrittura e della lettura. E’ una situazione veramente difficile per tutti quella che stiamo vivendo e, se non si prosegue su larga scala la campagna vaccinale, non so proprio come ne usciremo, soprattutto non saprei quando potrebbe finire quest’incubo che sta incombendo sulle nostre vite.
Alle superiori la didattica a distanza sta procedendo relativamente bene, se escludiamo i quotidiani problemi di connessione, di audio o di webcamera, ma preoccupa molto la 𝐝𝐢𝐬𝐩𝐞𝐫𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞 di un certo numero di 𝐚𝐥𝐮𝐧𝐧𝐢 in ogni istituto. Si calcola approssimativamente che almeno due o tre ragazzi per classe hanno 𝐬𝐦𝐞𝐬𝐬𝐨 𝐝𝐢 𝐟𝐫𝐞𝐪𝐮𝐞𝐧𝐭𝐚𝐫𝐞 le lezioni a causa dell’obbligata condivisione di un unico computer con più membri della famiglia, fratelli o genitori oppure per la mancanza di uno spazio adeguato, ossia una cameretta personale in cui non ci siano altre persone. A chiedere poi ai ragazzi se la didattica a distanza fornisce un’adeguata preparazione, la risposta è per lo più 𝐧𝐞𝐠𝐚𝐭𝐢𝐯𝐚, soprattutto per la difficoltà di concentrazione nel seguire le lezioni online e per la stanchezza dovuta alle eccessive ore davanti al computer. Intanto, in questo momento non c’è alternativa, la salute e la sicurezza vengono prima di tutto, e la DAD consente quantomeno di mantenere il contatto coi ragazzi e di svolgere i regolari programmi, almeno formalmente.
Il nuovo ministro, Patrizio Bianchi, in qualche intervista rilasciata nei giorni scorsi ha fatto intendere che la scuola dovrà ripartire in presenza quanto prima ed ha dichiarato che al ministero si sta lavorando per investire risorse in questa fase. La prima operazione è chiaramente la 𝐯𝐚𝐜𝐜𝐢𝐧𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐭𝐮𝐭𝐭𝐨 𝐢𝐥 𝐩𝐞𝐫𝐬𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞 della scuola, per il dopo si prevedono “ristori” formativi per sopperire alle povertà educative accumulate in tanti mesi di scuola surrettizia. Probabilmente l’anno scolastico si chiuderà più tardi, non prima del 30 giugno, ad esclusione degli studenti che dovranno fare gli esami di terza media e di quinta superiore. Guardando oltre l’emergenza l’unica novità per il momento è che la DAD non sarà più un ripiego ma piuttosto sarà considerata come arricchimento ed integrazione per costruire una nuova scuola. Non si parla ancora di innovazioni nei contenuti delle discipline né di stravolgimenti sistemici e strutturali. Intanto, 𝐜𝐡𝐢 𝐫𝐢𝐩𝐚𝐠𝐚 𝐢 𝐫𝐚𝐠𝐚𝐳𝐳𝐢 𝐝𝐞𝐥 𝐥𝐮𝐧𝐠𝐨 𝐢𝐬𝐨𝐥𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨, 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐦𝐚𝐧𝐜𝐚𝐧𝐳𝐚 𝐝𝐢 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐚𝐭𝐭𝐨 𝐟𝐢𝐬𝐢𝐜𝐨, 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐬𝐨𝐜𝐢𝐚𝐥𝐢𝐭𝐚̀ 𝐩𝐞𝐫 𝐥𝐨𝐫𝐨 𝐜𝐨𝐬𝐢̀ 𝐟𝐨𝐧𝐝𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐚𝐥𝐞? Passano da oltre un anno tutto il loro tempo davanti ad un computer, non hanno più la gioia di uscire nel mondo reale accettando le sfide della vita quotidiana, non curano più la propria persona, limitano le loro attività di relazioni fisiche, non praticano sport. 𝐔𝐬𝐜𝐢𝐫𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐝𝐚 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐚 𝐞𝐬𝐩𝐞𝐫𝐢𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐜𝐨𝐧 𝐮𝐧𝐚 𝐟𝐫𝐚𝐭𝐭𝐮𝐫𝐚 𝐢𝐧𝐬𝐚𝐧𝐚𝐛𝐢𝐥𝐞 𝐧𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐥𝐨𝐫𝐨 𝐢𝐝𝐞𝐧𝐭𝐢𝐭𝐚̀ 𝐬𝐨𝐜𝐢𝐚𝐥𝐞.