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Cristoforo Gorno

IO SONO CESARE

recensione di Elsa Flacco

Non c’è dubbio che il genere del romanzo storico sia uno dei più graditi al grande pubblico, come dimostrano i dati delle vendite e i cataloghi delle case editrici. È altrettanto vero, però, che dietro questa etichetta si comprendono lavori estremamente diversificati e lontani tra loro, per consistenza letteraria, pregio stilistico, originalità di intreccio, spessore dei personaggi. Così vasta è la gamma di testi potenzialmente includibili della definizione di “romanzo storico” che si è tentati di abbandonare tale categoria di genere, tanto vaghe appaiono le sue caratteristiche distintive.
Ma ci sono casi in cui la definizione si attaglia nel modo più pieno, e sono quelli che sanciscono il perfetto equilibrio tra le due componenti di storia e di invenzione, equilibrio delicatissimo e complicato da ottenere. Ebbene, Io sono Cesare di Cristoforo Gorno può a pieno titolo considerarsi uno dei casi felici in cui la dimensione romanzesca si fonde con il contesto storico producendo una fusione armoniosa in cui appare arduo scindere gli aspetti frutto di attenta ricostruzione documentaria dalle parti integrate dall’immaginazione.
Il primo aspetto che colpisce, fin dal titolo, è il coraggio dell’autore, capace di cimentarsi nientedimeno che nella scrittura dell’autobiografia romanzata di Gaio Giulio Cesare, figura venerata e detestata in eguale misura, sia dai contemporanei, sia dai posteri, oggetto di studio e passione ininterrottamente fino ai nostri giorni. Un personaggio impossibile da considerare con indifferenza o disinteresse, tanto gigantesca e ingombrante appare la sua presenza. Il primo paragone che viene da fare è con il capolavoro della Yourcenar, Memorie di Adriano, ma leggendo il romanzo di Gorno ci si allontana da un’associazione scontata quanto impropria. Senza stare qui a ricordare il taglio filosofico ed esistenziale delle “memorie” del successore di Traiano reinventate dalla Yourcenar, basti sottolineare il senso del tutto differente dell’operazione di Cristoforo Gorno, che dietro la finzione di una sorta di testamento spirituale al figlio adottivo Ottaviano ripercorre l’epopea avventurosa e irripetibile dell’esistenza straordinaria di Cesare.
Essenziale per capire il libro, come spesso accade, è considerare la personalità del suo autore. Cristoforo Gorno è uno scrittore, ma è anche autore e conduttore televisivo, volto noto al grande pubblico per i suoi cicli di trasmissioni su Rai Storia che ripercorrono gli snodi epocali del passato attraverso programmi che, in forma di “cronache” dell’antichità, dell’Impero, del medioevo, del Rinascimento, del mito, danno voce direttamente alle fonti, inserendole in una narrazione fluida e avvincente, ritmata e accurata degli episodi salienti delle diverse fasi storiche, arrivando a costruire un affresco articolato e appassionante di mondi scomparsi ma sempre presenti nel nostro immaginario.
Ecco, Io sono Cesare trasferisce sulla pagina scritta il talento di Gorno per il racconto, che si dipana attraverso l’intensa esistenza del protagonista ricostruendo le tappe della sua irresistibile ascesa, gli anni del potere assoluto, la caduta repentina e tragica, arrestandosi alla vigilia di un epilogo noto eppure angosciante per il lettore, portato a immedesimarsi in una parabola eccezionale che ricorda i vertici del Napoleone immortalato nei versi manzoniani. Una ricostruzione felice, che con naturalezza trasporta il lettore in un mondo rivissuto con un’autenticità che i libri di storia non riescono a restituire, e che solo la letteratura consente di sperimentare. Una scommessa ardua e vincente, questa di Cristoforo Gorno, che ci consegna un romanzo appassionante e, perché no?, istruttivo, regalando l’immersione in un altro tempo, in un’altra vita. Il dono che ogni narrazione storica in forma di romanzo dovrebbe essere capace di offrire.